Armocromia: storia, metodo, benefici e falsi miti

Vi capita mai di comprare con entusiasmo la blusa che sta così bene alla vostra amica, per poi scoprire che su di voi non fa lo stesso effetto? O di truccarvi come al solito, ma sembrare comunque pallide e stanche? Quel giorno in cui il correttore per occhiaie sembra non bastare mai? Di solito succede perché il colore che state indossando non vi dona. Ci sono infatti colori che ci stanno meglio e altri che invece ci invecchiano, ingialliscono o ingrigiscono, facendo risaltare discromie e occhiaie.

Spesso scegliamo i colori da indossare in base a quello che va di moda o che si trova nella maggior parte dei negozi o alla credenza che alcuni colori stiano bene a tutti, come il nero o il cammello. In realtà non ci sono colori che stanno bene a tutti, né nuance che non stanno bene a nessuno. Dipende sempre da quali sono i nostri colori naturali.

L’analisi del colore o armocromia, termine che viene dall’unione delle parole armonia e cromia, ovvero armonia nella scelta dei colori, serve appunto ad analizzare i nostri colori personali e a trovare quelli che ci donano di più. È uno dei primi servizi con cui ci si avvicina alla consulenza d’immagine e in questo articolo vi spiegherò cos’è, come nasce e come funziona. Ma soprattutto vi parlerò dei benefici che può portare alla vostra immagine, al vostro armadio e anche al vostro portafogli.

Che cos’è l’armocromia?

L’armocromia è la disciplina che applica la teoria dei colori alla persona e stabilisce quali sono le nuance che ci donano di più, perché in armonia con quelli del nostri colori personali dati dalla combinazione di pelle-occhi-capelli. Sono i cosiddetti “colori amici”, capaci di farci apparire più belli e in forma, perché illuminano la pelle e il sorriso, uniformano l’incarnato e attenuano occhiaie, rughe e macchie. Mentre i colori non in armonia con i nostri, ci ingrigiscono o ingialliscono, facendoci sembrare poco in forma e malaticci, ci invecchiano o ci sovrastano, rubandoci la scena.

Com’è nata l’armocromia?

Già dall’Ottocento la teoria dei colori ha ispirato artisti e letterati, da Goethe a Itten, da Munsell a Dorr. Nella prima metà del Novecento questa teoria incontra il mondo del cinema, gettando le basi per quella che diventerà la consulenza d’immagine. Grazie al Technicolor e all’uso strategico del colore si contribuisce a creare divi e leggende di Hollywood. Le prime costumiste dell’industria cinematografica creano e giocano con le palette degli attori per affascinare ancora di più lo spettatore. Una fra tutte la mitica Edith Head. Vincitrice di otto premi Oscar per i migliori costumi, ha vestito dive indimenticabili come Grace Kelly e Audrey Hepburn, contribuendo alla loro fama di icone di stile.

Negli anni Settanta e Ottanta negli Stati Uniti, la teoria del colore applicata all’immagine personale esce dagli studi e le feste di Hollywood. Diventa accessibile anche alla gente comune grazie alla pubblicazione di libri e manuali, in cui si svelano i segreti del potere del colore di abiti e accessori, da scegliere in base alle caratteristiche personali.

Libri sull’armocromia

Nel 1979 esce Color Me a Season di Bernice Kentner, che basa il suo sistema di analisi sulle quattro stagioni, riprendendo le teorie di Itten. La Kentner introduce per la prima volta un principio base dell’armocromia, ovvero che è la pelle (il sottotono) l’elemento più importante, quello che determina la stagione di appartenenza.

Suzanne Caygill pubblica nel 1980 Color: The Essence of You, dove identifica diverse palette per ogni stagione con risultati unici e sfumati per ogni persona. La sua analisi tiene, infatti, in considerazione il legame del colore con lo stile e la personalità del cliente. Le sue palette non sono solo la guida per la scelta di abiti e accessori: lei è la prima che suggerisce l’impiego dei colori amici anche agli interni di casa e ufficio.

A metà degli anni Ottanta esce Color me beautiful di Carole Jackson, il libro di maggior successo sull’analisi del colore stagionale dell’epoca. L’autrice ha il merito di aver spiegato in maniera semplice la materia, rendendola accessibile a tutti. Inoltre, ha raggruppato 30 colori per ogni stagione, fornendo così la palette come strumento pratico e utile durante lo shopping.

Mary Spillane e Christine Sherlock pubblicano nel 1995 Color Me Beautiful’s Looking Your Best. Con la loro Flow Seasonal Theory portano le stagioni da quattro a dodici e introducono l’importante concetto dello “scivolamento” della palette in quella della stagione confinante.

L’armocromia ai giorni nostri

Negli anni 2000 è stato brevettato il metodo a 16 stagioni di Ferial Youakim. Il suo The Universal 4×4 Color System declina ogni palette stagionale “pura” in versione leggermente schiarita, cioè con un’immaginaria aggiunta di bianco (tinted), scurita con un tocco di nero (shaded) o smorzata da un velo di grigio (toned). A questo metodo si è aggiunto anche il ColorBreeze System a 22 stagioni di Lora Alexander famosa analista americana, autrice del libro Color Revival.

In Italia, l’analisi del colore si pratica da diversi anni, ma è diventata famosa grazie al libro Armocromia di Rossella Migliaccio del 2019, che ha messo nero su bianco il suo metodo. È quello a 16 stagioni (4 assolute + 12 sottogruppi identificati a seconda della dominante) che uso anche io e che vi spiegherò in questo articolo.

Vari metodi, una sola palette

I metodi nel tempo si sono quindi evoluti e sono stati declinati in modi diversi. Questo non vuol dire, però, che non esista un sistema obiettivo. Nei diversi metodi una stessa persona potrebbe essere chiamata in maniera diversa, ma se i consulenti che svolgono l’analisi sono competenti e preparati, la palette di colori sarà pressoché identica, perché basata sulle caratteristiche uniche e personali della cliente. Ogni consulente d’immagine, che per essere tale deve studiare molto, aggiornarsi continuamente e fare molta pratica, sceglie il metodo che ritiene più giusto, pratico e funzionale.

La palette personale si affina poi con l’analisi dello stile, ma i colori che oggettivamente ci donano e con i quali la nostra pelle reagisce meglio si individuano con l’analisi del colore. Questa, ricordiamolo, non ha nulla a che fare con la stagione climatica in cui siamo nati o il nostro segno zodiacale o il nostro colore preferito.

Come funziona l’armocromia?

L’armocromia si basa sul riconoscere le caratteristiche cromatiche di una persona, date dal mix di pelle-occhi-capelli, per poi ripeterle negli abiti, accessori e make-up, e funziona appunto per ripetizione. I colori amici hanno le stesse caratteristiche del nostro mix cromatico ed essendo in armonia con esso esaltano, illuminandoli, il nostro viso, la nostra pelle, i nostri occhi.
Le caratteristiche cromatiche sono dovute a quattro variabili:

  • Sottotono
  • Intensità
  • Valore
  • Contrasto

Queste variabili sono indipendenti tra loro, ovvero una non influenza l’altra.

Le caratteristiche dei colori

Temperatura

Il sottotono fa riferimento alla temperatura del nostro incarnato e può essere caldo (su base gialla/dorato) o freddo (su base blu/rosato). È una variabile che non cambia mai e non deve essere confusa con il sovratono. Quest’ultimo è la sfumatura dello strato più superficiale della nostra pelle, che può essere anche rosata o giallina e a volte non in accordo con il sottotono. Il sovratono non si considera nell’analisi al fine di determinare la stagione, ma è un elemento che può essere fuorviante per un occhio non esperto. È importante invece considerarlo nella scelta del fondotinta, che deve corrispondere al colore dello strato superficiale della pelle. Quindi, se una persona ha sottotono freddo e sovratono giallino o olivastro, non userà fondotinta rosati, ma in armonia con il proprio sovratono.

Intensità

L’intensità, o brillantezza, fa riferimento al grado di saturazione del colore. Se un colore è puro, carico e deciso ha alta intensità; più è attenuato, sporcato, tenue e polveroso e più sarà bassa la sua intensità e risulterà meno brillante. L’intensità nelle persone può essere data da capelli molto scuri o lucidi, da una pelle liscia e luminosa, da un sorriso smagliante, da occhi brillanti e alto contrasto.

Valore

Il valore, o tono, fa riferimento alla luminosità ovvero al fatto che il complesso cromatico di una persona, dato dall’insieme dei colori di pelle, occhi e capelli, può essere chiaro (valore alto) o scuro (valore basso).

Contrasto

Il contrasto è dato dal valore di ogni singolo elemento del nostro mix cromatico. Se il valore è simile per occhi, capelli e pelle avremo un basso contrasto. Ad esempio se una persona ha occhi, capelli e pelle chiari. Se invece c’è una forte differenza di valore tra i tre elementi, allora si avrà un alto contrasto. Ad esempio, se si hanno occhi e capelli scuri e pelle molto chiara o occhi chiari e pelle e capelli scuri ecc.

Quali sono le stagioni dell’armocromia?

Le combinazioni delle suddette variabili (temperatura, intensità, valore – il contrasto è un elemento che contribuisce all’intensità) definiscono l’appartenenza delle persone a una delle quattro stagioni dell’armocromia e ai rispettivi sottogruppi. Questi ultimi sono determinati dal fatto che una variabile può essere caratteristica preponderante rispetto alle altre.

armocromia stagioni
Le stagioni dell'armocromia nel metodo dei 12 sottogruppi e 4 stagioni assolute

Nel prossimo articolo vi spiegherò meglio le caratteristiche di ogni stagione con foto ed esempi. Ecco il link.

Come si svolge il test per scoprire la stagione?

Per determinare a quale stagione dell’armocromia si appartiene bisogna analizzare le nostre caratteristiche cromatiche, osservando:

  • la pelle alla luce naturale, struccata e non abbronzata;
  • il colore degli occhi al naturale, quindi senza trucco e non alterato da lenti a contatto colorate. Meglio non indossare occhiali, perché coprono parte del viso, creano ombre e sono a loro volta colorati, quindi possono interferire con l’analisi;
  • il colore naturale dei capelli. Durante l’analisi, che si svolge alla luce naturale accostando dei drappi colorati sotto al viso, questi ultimi saranno coperti da un telo bianco. Questo perché spesso il loro colore è risultato di tinte, ma anche perché – anche quando del colore naturale – è utile valutare in un secondo momento le loro caratteristiche. Così da capire se il caso di scaldarli o raffreddarli, scurirli o schiarirli, visto che i capelli sono il “primo accessorio colorato” che portiamo intorno al viso.

Anche il busto è coperto da una cappa bianca e non si devono indossare gioielli come collane e orecchini. Si usano drappi rossi e metallici per stabilire il sottotono, verdi per l’intensità e a fantasie o righe per determinare il contrasto. Queste variabili, assieme al valore, ci diranno la stagione di appartenenza.

L’importante è osservare l’effetto del drappo sulla pelle del volto, lasciando da parte il gusto personale: si giudica il colore non per quanto ci piace, ma per quanto ci dona. I colori amici illuminano la pelle, attenuano ombre, macchie e occhiaie, fanno apparire gli occhi più luminosi e vivaci e le labbra più colorate. I colori non amici spengono l’incarnato e lo sguardo, evidenziano discromie, rughe e occhiaie, ci fanno apparire grigi o giallini, quindi giù di tono, più vecchi e a volte addirittura malaticci.

Si può fare l’analisi del colore on-line?

Io non svolgo analisi del colore on-line, perché sono convinta che debba essere fatta dal vivo per i motivi che ho spiegato nel mio articolo sul mio metodo. C’è chi offre questo servizio, chiedendo foto scattate alla luce naturale, ma non diretta e in determinati momenti della giornata, perché la luce del sole in alcuni momenti, al tramonto per esempio, è più calda e può falsare i colori. Ma questi ultimi possono essere falsati anche dall’apparecchio con cui si scattano le foto e da quello che le visualizza dopo. Con questa consapevolezza, ogni persona è libera di scegliere il consulente, la modalità e l’esperienza che vuole fare.

Si può capire da soli la propria palette?

Online si trovano dei test, che – se si riescono a dare le risposte corrette – possono aiutare ad avere un’indicazione di massima. Le domande riguardano il colore della pelle, delle vene dei polsi, dei capelli e i loro riflessi, degli occhi, delle labbra, delle gengive, delle orecchie e quelli che avevamo da piccoli, ma anche delle lentiggini e dell’abbronzatura e la facilità o meno di abbronzarsi. In realtà, stabilire da soli a quale stagione si appartiene è difficile. Innanzitutto, perché guardarsi con occhi obiettivi e distaccati non è semplice. Siamo influenzati dalla percezione che abbiamo del colore, dai nostri gusti e dalle nostre convinzioni. Capita anche che ci piaccia una determinata palette e di cercare in noi gli indizi per confermare che sia proprio la nostra, partendo così col piede sbagliato. Questi test il più delle volte, lasciano confusi e scoraggiati.

Come scoprire la propria palette

Come visto, ci sono tante variabili da considerare e alcuni elementi, come il sovratono, possono ingannare anche occhi esperti. Inoltre, ho sperimentato in prima persona con le mie clienti che molte persone hanno idee diverse su cosa sia biondo o chiaro o scuro, freddo o caldo. Certo, ci sono anche persone che invece hanno una certa sensibilità cromatica e inconsapevolmente scelgono la maggior parte dei colori in palette. Ma se l’analisi del colore fosse facile, non ci sarebbe bisogno di persone specializzate, né tanto meno di studiare e fare pratica, che invece per poter diventare bravi è fondamentale.

Potete fare dei tentativi e sperimentare (divertendovi, mi raccomando) con la consapevolezza che potreste continuare a sprecare soldi e tempo, oppure potete togliervi ogni dubbio e fare un’esperienza piacevole e colorata, rivolgendovi a un professionista.

Quali sono i benefici dell’armocromia?

L’analisi del colore non solo ci fa apparire più in forma, perché i colori giusti fanno sembrare la nostra pelle più luminosa, compatta e levigata, ma comporta anche altri benefici:

  • La palette è un utile strumento per lo shopping, che diventa più mirato, veloce e anche più sostenibile. Si compra ciò che ci sta davvero bene, evitando acquisti di impulso e sprechi, risparmiando così denaro e spazio nell’armadio.
  • Il guardaroba diventa più armonioso e funzionale, perché i colori della palette, avendo le stesse caratteristiche, si abbinano meglio tra loro. Ciò fa risparmiare tempo nella scelta dell’outfit, rendendo questo momento meno frustrante (avete presente quando al mattino, davanti all’armadio pieno, avete la sensazione di non avere nulla da mettere?) e più piacevole. Sarà più facile abbinare i colori, problema comune a molte persone, che spesso viene risolto con la scelta semplice di rinunciarci e usare sempre il solito nero.
  • Si potrà scegliere di avere un armadio ridotto, fatto di pochi pezzi, che però abbinandosi tra loro danno luogo a tante combinazioni.
  • Attraverso la propria palette è possibile costruire abbinamenti personali che possono diventare caratteristici di uno stile unico e riconoscibile.
  • Grazie all’armocromia si acquisisce consapevolezza delle proprie caratteristiche e si impara a valorizzarle. Quante volte mi è capitato, paradossalmente, di vedere le mie clienti sorprese davanti a una sfumatura di colori di occhi o di labbra che non sapevano neanche di avere. Sembra incredibile, ma è così. Questo rende più sicuri e ci aiuta a sentirci meglio con noi stessi e con gli altri, con tutte le conseguenze positive che questo comporta. Con certezza posso dire che vestirsi in palette può essere un cambiamento che aiuta ad affrontarne altri più importanti.

I falsi miti sull’armocromia

Alcuni obiettano che vestirsi in palette vuol dire limitare la propria libertà, perché potrebbe voler dire rinunciare a colori che ci piacciono. Innanzitutto, di quasi tutti i colori esiste la sfumatura adatta a ogni stagione dell’armocromia. Inoltre, sono possibili vari tipi di abbinamenti (monocromatico, analogo, complementare, complementari divisi, che il consulente spiega durante la seduta di armocromia) e alcuni di questi combinano i nostri colori amici con nuance non in palette. Il trucco è usare i colori non amici lontani dal viso. Il buon consulente spiega sempre come indossare anche i colori non in palette, se vi piacciono o se all’inizio avete capi nel vostro armadio di cui non volete disfarvi, o semplicemente per il loro significato psicologico.

L’armocromia, in realtà, come la consulenza d’immagine in generale, è uno strumento che ci fa avere consapevolezza di quello che ci sta bene, ma non c’è nessuna imposizione. Se nella nostra palette non c’è il nero, ma ci fa stare bene indossarlo, allora mettiamolo. L’importante è stare bene nei propri vestiti e che questi parlino davvero di noi. E poi se si conoscono le regole, infrangerle con consapevolezza è una scelta libera, così come lo è usare solo colori che ci donano di più.

Vi incuriosisce l’armocromia? Se volete saperne di più sulla consulenza dal vivo, potete visitare la mia pagina dedicata al servizio o scrivermi. Se invece volete raccontarmi la vostra esperienza con i colori, aspetto di leggere i vostri commenti qui o sul mio profilo IG.

Agata Pasqualino

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